Mons. Mattia Vicario (1894-1901)

Nacque il 10 aprile 1849 a Fontanetto Po, paese agricolo del vercellese.
Compiuti gli anni della scuola elementare, proseguì gli studi a Torino presso la "Piccola casa della Divina Provvidenza", fondata da San Giuseppe Cottolengo; in seguito, frequentò le scuole ginnasiali nella comunità dei Tommasini.
Mattia Vicario, di spiccato ingegno e ferrea volontà, ancora studente fu incaricato, dai superiori della casa di insegnare latino e retorica nelle classi inferiori.
Sentendosi chiamato allo stato ecclesiastico, passò nel seminario arcivescovile di Torino, dove compì gli studi di teologia ed ebbe come compagni i futuri vescovi d'Alba e di Ivrea.
Al termine degli studi, cooptato dal vicario generale, Canonico Ferrero, ritornò a Vercelli, dove il 16 marzo 1872 fu ordinato sacerdote dal vescovo Celestino Fissore, nella Cappella del Monastero di S.ta Margherita. A cinque mesi dall'ordinazione sacerdotale, il 13 agosto 1872, Mattia Vicario partecipò al concorso di Canonico-teologo della Cattedrale eusebiana, brillantemente superato. Mons. Vicario amava spesso ricordare come il suo parroco di Fontanetto Po gli diceva: "Ricordati che non sono i libri che ti hanno fatto vincere il concorso ma i rosari di tua madre". In seguito, conseguì la laurea in teologia a Roma il 25 settembre 1872.
Nel novembre dell'anno successivo entrava a far parte come canonico effettivo del capitolo metropolitano della città di Vercelli.
I molteplici incarichi svolti negli anni successivi misero in evidenza nel teologo Vicario un'attitudine particolare ai più delicati uffici, un'intuizione chiara nelle più difficili questioni, la fecondità della parola, lo zelo indefesso nella vita pastorale, la sensibilità e la generosità.
Fu preconizzato vescovo di Saluzzo da papa Leone XIII nel concistoro del 13 marzo 1895. Scelse come stemma "Vi caritatis", sottoposta alla sua casetta nativa a perenne ricordo di quel popolo dal quale veniva e per il quale metteva tutto il suo cuore. In un'ode composta da D. Giovanni Allemandi (che sarà poi Vicario Generale) si legge: "Vi caritatis / è la tua bandiera / Vi caritatis il tuo nome guida / e amor verace e carità sincera / ai passi tuoi son guida /.
Ricevette la consacrazione episcopale nella cattedrale di Vercelli il 28 aprile, seconda domenica dopo Pasqua, dall'arcivescovo della suddetta città, mons. Pampirio; conconsacranti furono: il vescovo di Cuneo mons. Valfrè di Bonzo e mons. Pulciano vescovo di Novara, stretti da intima amicizia con il neo vescovo.
Mons. Vicario fece il solenne ingresso il 19 aprile 1896. Come i suoi predecessori, l'ingresso ebbe inizio in Piazza Castello, discendendo poi processionalmente verso la Cattedrale. Per questa fausta circostanza il teologo G. B. Cavallotti compose: "... Tu qui giungi a difender la fede / Questa fiamma divina e celeste / che Saluzzo felice possiede / per lo zelo d'antichi Pastor / Questa terra oggi accoglie con feste / Di tal fede in te la guida / E fidente a Te il popol s'affida / per serbare il prezioso tesor /."
Per l'ingresso di Mons. Mattia la città e Diocesi in segnio di devoto omaggio raccolsero la somma di £ 3808, 15 cen; in parte destinata a un completo arredamento per una sala del vescovado.
Il suo programma pastorale, evidenziato nella prima lettera pastorale alla diocesi, si concretizzò nei successivi mesi nello spronare i diocesani allo studio del catechismo e nell'insistere per l'insegnamento della religione nelle scuole cittadine.
IL 29 settembre consacrò la chiesa parrocchiale di S. Giovanni Evangelista di Villar Bagnolo P.te. Dal 13 al 16 maggio 1897 partecipò a Milano alle celebrazioni centenarie di S. Ambrogio.
Nel 1897 consacrò la parrocchia di Tarantasca e il 20 ottobre 1898 la chiesa parrocchiale di S. Biagio a Famolasca Bibiana.
Il 26 ottobre 1900 la chiesa parrocchiale di S. Martino a Sanfront.
Diede incoraggiamento ed impulso alla devozione del SS. Sacramento, ridando al "martedì Santo" la sua originaria caratteristica.
Ebbe a cuore la formazione spirituale dei confratelli sacerdoti, favorendo con ogni mezzo l'attività della casa di spiritualità di San Grato, sulla collina di Verzuolo. Si interessò anche del miglioramento materiale e morale dei due seminari, specialmente di quello di Sant'Agostino.
Negli anni del suo episcopato, i frati Minori Francescani ritornarono a San Bernardino in Saluzzo. Quel convento venne fondato nel 1471 e dedicato a S. Bernardino da Siena. Situato in posizione amena e circondato da vasta area di terreno, poteva essere annoverato tra i migliori conventi francescani. Nel 1734 vennero terminati i lavori per la costruzione dei locali destinati per il Noviziato che durò fino al 1848 quando fu sostituito dallo studentato di teologia. Il convento godette sempre della benevolenza della città di Saluzzo. Fu l'unico convento che, in Saluzzo, sfuggì alla distruzione durante la rivoluzione francese. Nel 1753 l'annessa chiesa fu completamente trasformata essendo la precedente fatiscente.
Quando nel 1866 per ordine governativo avvenne la soppressione degli ordini religiosi, rimase rettore di S. Bernardino il padre Delfino Gastaldi in abito di prete secolare al quale si unì mons. Grioglio fino al 1891. Il convento era diventato proprietà del Comune, mentre i religiosi si sistemarono in Via Valoria. Rettore della Chiesa di S. Bernardino fu un sacerdote secolare fino al 1900. Per la generosità dei saluzzesi e della famiglia Pivano i Francescani poterono acquistare il Convento e riparare i danni accumulatisi in tanti anni di abbandono. Il Convento successivamente fu adibito a collegio-seminario dell'ordine francescano.
In occasione dell'anno santo del 1900, volendo un segno visibile in cattedrale, inaugurò la Grande Croce, monumento a Gesù Redentore (posta all'inizio della navata destra del duomo) su uno sfondo di marmo verde grigio. All'incrocio dei bracci della croce sul bronzo sono incise queste parole: "Vivit, regnat, imperat Iesus Christus Deus Homo 1901- e ancora - Osculantibus crucem hanc in ecclesia positam et recitantibus. Pater indulgentia 100 dierum semel in die.
In occasione del quarto centenario del duomo di Saluzzo, il Re Vittorio Emanuele III, lo insignì della commenda dei SS. Maurizio e Lazzaro.
Mons. Mattia fondò il 1° gennaio 1897 il settimanale "Sale e Luce" , che al Vescovo servì come mezzo di immediata comunicazione con il popolo.
Ebbe la gioia di partecipare a due pellegrinaggi diocesani a Roma nel 1900 e nel 1902.
Attivissimo in diocesi e fuori diocesi, dialogò con i diocesani attraverso 29 lettere pastorali, l'ultima delle quali dal titolo "Amiamoci", rivela e conferma la sua volontà di carità.
I sei anni di episcopato in Saluzzo, furono caratterizzati dalla prima visita pastorale iniziata nel 1897. All'inizio della seconda visita pastorale, il papa Leone XIII lo nominò vescovo di Novara nel 1901.
Morì in quella città il 5 marzo 1906.