Mons. Antonio Podestà (1828-1836)

Il prelato Antonio Podestà, nobile genovese, fu parroco a Nervi e Abate della Chiesa Collegiata di N. Signora delle Vigne in Genova.
Il re Carlo Felice, presentò l'abate Podestà al papa Leone XII per la nomina a vescovo.
Nel concistoro del 28 gennaio 1828, Podestà venne eletto Vescovo di Saluzzo. Fu consacrato a Roma il 2 marzo dello stesso anno. Il giorno stesso della consacrazione episcopale scrisse alla diocesi la prima lettera pastorale, evidenziando la sua disponibilità e impegno per promuovere la vita religiosa e spirituale dei diocesani.
Il 25 maggio, solennità di Pentecoste, prese solennemente possesso della diocesi.
Il 24 giugno 1828, mons. Podestà indisse la prima visita pastorale con solenne apertura in Cattedrale il 13 luglio.
Il 27 agosto 1829 espresse parere favorevole per l'accettazione di un lascito in Busca destinato alla costruzione del convento dei Padri francescani Cappuccini. Il 3 luglio 1831, domenica VI di Pentecoste, benedisse la prima pietra dell'erigenda chiesa con annesso convento. I padri cappuccini ne presero solenne possesso il 19 giugno 1833.
Mons. Podestà dotato di buona formazione filosofica e teologica, fu dotto e apprezzato oratore. Per richiesta del re Carlo Felice di Sardegna, il 14 dicembre 1830, nella cattedrale di Torino commemorò Francesco I re delle due Sicilie, in occasione dei solenni funerali.
Con una lettera alla diocesi rivolse, nel 1829, un beneaugurale saluto ai Padri Servi di Maria che si stabilivano a Saluzzo nel Convento e nella chiesa di S. Giovanni, già officiata dai Padri Domenicani.
Fu attento e generoso verso il Seminario e gli aspiranti al sacerdozio.
In quegli anni si diffuse nella nostra regione il terribile morbo del colera; Saluzzo e dintorni conobbero giornate di lutto e ansietà; il Vescovo non si risparmiò nel prodigare la sua assistenza e generosità. A ringraziamento poi per lo scampato pericolo dal "morbus colera" indisse il 18 gennaio 1835 a Saluzzo una processione di ringraziamento.
Nel 1835 invitò la diocesi a concorre generosamente per i lavori di straordinaria manutenzione del Santuario di S. Chiaffredo in Crissolo.
Afflitto da molte sofferenze, morì il 17 febbraio 1836.
Nell'elogio funebre, detto in Cattedrale durante la celebrazione del funerale, venne sintetizzata la sua figura di sacerdote e di pastore come "... l'uomo del gran cuore".
Riposa nella cripta dei vescovi in cattedrale.