Chiesa di San Giovanni

Cenni storici

Prima della costruzione del Duomo, la chiesa era l'edificio di culto più importante della città. Sede dei Domenicani dal 1325 subisce notevoli cambiamenti strutturali nel corso dei secoli, dalla modificazione di orientamento dell'ingresso, all'ampliamento a tre navate, alla costituzione del complesso conventuale e successiva costruzione di cappelle laterali.
Nel 1829 passa ai Padri Servi di Maria da cui è tuttora custodita.

Esterno

La semplice facciata a salienti ospita un imponente S. Cristoforo dipinto nel 1929 ad imitazione di quello quattrocentesco esistente sulla parrocchiale di Rossana.
La torre campanaria eretta nel 1376 è a base rettangolare con cornici marcapiano in cotto che definiscono i cinque piani ospitanti monofore e bifore e termina con una cuspide ottagonale a quattro pinnacoli.
L'ampio complesso si sviluppa su di un notevole dislivello di terreno.

Interno

La chiesa è a tre navate divise da pilastri cui sono addossate semicolonne con capitelli in pietra che reggono le volte a crociera costolonate. La decorazione pittorica risale ai restauri di inizio novecento, ma si possono ammirare presenze di anti chi affreschi quattro-cinque-centeschi. Nella prima cappella di sinistra, dedicata a S. Crispino e Crispiniano [1], nel 1992 è stato scoperto un ciclo di affreschi riguardanti Storie della Passione di Cristo databili al terzo decennio del '400 ed avvicinabili all'opera di Pietro Pocapaglia da Saluzzo. Nella parete di controfacciata sono visibili frammenti di affreschi precedenti a quelli ora citati che rappresentano una flagellazione. La cappella del Rosario [2] eretta nel XVI secolo su progetto di Giovenale Boetto presenta una cupola ottagonale che illumina splendidi stucchi ed una volta ad affresco riconducibile all'opera di Giovanni Claret; negli archi laterali troviamo a destra una Battaglia di Lepanto ed a sinistra uno scontro tra cavalieri. Spicca sulla parete di fondo una macchina d'altare di legno dorato che ospita il trittico, datato 1535 e firmato da Pascale Oddone, pittore di Savigliano che opera ampiamente in zona. Il pannello centrale, contornato dai 15 misteri del Rosario, raffigura la Madonna del Rosario tra S. Giovanni Battista e S. Domenico ed a terra un gruppo di fedeli oranti tra cui è individuabile il Marchese Francesco. Il pannello di sinistra rappresenta Giuditta con in mano la testa di Oloferne, quello di destra Ester davanti ad Assuero. La predella è un ex-voto per la sopravvivenza della città all'assedio di Carlo I di Savoia nel 1487. Segue la cappella dei Serviti [13] dove il retablo ospita i Santi e Beati dell'Ordine Servitano ed è presente un paliotto datato 1720 in scagliola con intarsi decorativi che porta raffigurato lo stemma della famiglia Radicati. La cappella di S. Tommaso d'Aquino [14] ospita frammenti di affreschi della fine del XV secolo. La cappella dei SS. Pietro e Paolo [5] presenta, dietro il bancone, una nicchietta con l'affresco della Veronica, mentre sulla parete una tela rappresenta un miracolo di S. Vincenzo Ferreri. Segue la cappella di S. Vincenzo Ferreri [6] dove sulla parete si possono notare due monumenti funerari: uno di Michele Beltrando, tesoriere regio morto nel 1597, e l'altro di Giovanni Vische, governatore del castello, morto nel 1493. In una nicchietta è raffigurato un Cristo di Pietà a monocromo della seconda metà del XV secolo. Si giunge nella zona presbiterale dove si trova l'altare maggiore [7] ornato da un imponente tabernacolo della seconda metà del '500.

Nel coro si trova la Cappella Funeraria dei Marchesi [8] che rappresenta una delle testimonianze scultoree più importanti del territorio. Progetto travagliato che si sviluppa per quasi un secolo (dal 1450 al 1504) vede la successione di diverse maestranze di scuole e culture diverse. La fase iniziale vede all'opera probabilmente un artista borgognone, Antoine Moiturier, a cui si devono il progetto a pianta pentagonale e le pareti rivestite in pietra grigia in cui spiccano inserti in pietra verde. Le splendide decorazioni scultoree inquadrano figure di sibille e di profeti. Nella nicchia di sinistra si trova il monumento funebre di Ludovico II, commissionato dalla moglie Margherita di Foix nel 1504 e realizzato in marmo bianco di Paesana da Briosco intorno al 1508. Gli stalli corali presenti, della fine del XV secolo, provengono dall'abbazia di S. Antonio di Ranverso. La navata centrale presenta uno splendido pulpito poligonale in noce scolpito del primo Seicento ed accanto ad esso si trovano due monumenti sepolcrali: a destra quello del giureconsulto Matteo Boverio (+ 1585), a sinistra quello del domenicano Giovanni Maria Tapparelli (+ 1581). La navata di destra, vicino al presbiterio, ospita la cappella di S. Pietro Martire [9] dove sul muro di testata si trova un affresco del 1564 che riproduce il Crocifisso a cui S. Pietro Martire presenta Giovanni Michele Saluzzo di Castellar il committente, accompagnato dalla moglie e dai dignitari. Nella cappella di S. Maria Maddalena [10] degna di nota è la nicchietta con affresco a monocromo dell'arcangelo S. Michele che vince il demonio; nel 1581 questa cappella è trasformata in una specie di piccola abside ed attualmente ospita una pala d'altare del 1755 rappresentante una crocifissione. La grande cappella dell'Addolorata [11] fu eretta nel 1656 e trasformata nel 1925. Sull'altare della cappella dei Santi fondatori dell'ordine dei Servi di Maria [12] si trova una tela di Giovanni Biscarra (1790-1857) che rappresenta i sette fondatori. La cappella di S. Pellegrino Laziosi [13] con il dossale di legno intagliato e dorato di stile rinascimentale conteneva la tela datata 1514 rappresentante la Madonna con bambino e santi, ora alla Galleria Sabauda di Torino. La cappella di S. Giuseppe [14] presenta nella volta un ciclo di affreschi della seconda metà del '400 scoperti nel 2000. I soggetti rappresentati sono diversi tra cui spiccano alcuni episodi della vita di S. Antonio. Sull'altare vi è una tela della Sacra Famiglia entro una ricca cornice intagliata e dorata del 1757. Sulla parete di controfacciata, vi sono tre riquadri ad affresco, coevi a quelli precedentemente nominati, raffiguranti la Madonna con il Bambino tra S. Giacomo e S. Bartolomeo.

Dalla navata sinistra si accede al chiostro del convento [15], edificato nel 1466 dal Marchese Ludovico I. Sui capitelli delle colonne sono presenti gli stemmi di molte delle più importanti famiglie saluzzesi e sul muro di fianco all'ingresso è sistemato l'altorilievo in cotto, originariamente policromo, rappresentante la Visitazione e databile al 1466. Sul lato ovest si apre la Cappella Cavassa [16]. Lo splendido portale in marmo bianco è opera dello scultore lombardo Matteo Sanmicheli:
essa ha pianta quadrata con volta a crociera costolonata ed è decorata da affreschi con fregi a candelabre risalenti agli anni trenta del '500. Il locale ospita il monumento funebre di Galeazzo Cavassa, di tipiche forme rinascimentali, realizzato in marmo proveniente dalle cave di Calcinere di Paesana, opera dello stesso Sanmicheli tra il 1518 e il 1523. La struttura è contornata dalle figure di S. Agostino e S. Ambrogio, mentre sulla parete opposta si trovano S. Domenico e S. Tommaso d'Aquino.
Sulla stessa manica dell'edificio si trova il Refettorio [17], cui si accede tramite una porta con lunetta contenente un dipinto a monocromo della Madonna con Bambino e S. Giovannino. L'ampia sala è coperta da un soffitto a cassettoni e presenta sulla parete di fondo un grande affresco della Crocifissione con S. Domenico, S. Giovanni Battista, la Vergine, S. Giovanni Evangelista, S. Pietro Martire, S. Margherita, opera attribuita ad Aimo Volpi, pittore casalese del primo decennio del '500.