Natale: una liturgia ricchissima

Una festa, cinque possibili celebrazioni eucaristiche.
La varietà dei testi liturgici per la solennità del Natale è straordinaria, in un certo senso non ha eguali. Certo, la Veglia Pasquale è incomparabilmente più significativa e ricca. Eppure essa stessa non conosce la scansione delicata di questo giorno natalizio. A partire dal 24 pomeriggio infatti, si può celebrare la Messa vespertina, poi quella della Notte, al mattino presto la Messa dell’Aurora ed infine quella del giorno.
Queste quattro celebrazioni hanno letture diverse, formulari differenti: la varietà è testimonianza di un amore per questa festa che affonda le radici nei secoli. L’evento del venire al mondo a Betlemme è scandito con devozione e rispetto, come fanno le culture per i fatti decisivi della storia. Non siamo chiaramente invitati a prendere parte a tutte le preghiere, ma è ricco il fatto che la Chiesa le conservi e le pratichi.

Dalla liturgia alla pietà popolare
Il Direttorio di pietà popolare e liturgia della Chiesa arricchisce questa offerta già abbondante raccogliendo le numerose azioni d’amore per il Signore legate alle ore del Natale: i presepi viventi, la preghiera davanti al presepio domestico, l’inaugurazione dell’albero di Natale – elemento sorto in ambiente pagano e profondamente riletto in senso cristiano, ormai a suo agio anche in numerose chiese del nord Europa -, la cena di Natale con una preghiera per la famiglia.
Si propone poi la celebrazione in chiesa dell’Ufficio delle letture oppure una veglia che prepari l’Eucaristia della Notte con canti e preghiere. Durante la Messa stessa, poi, il testo della Congregazione per il culto divino propone che si legga il testo pieno di lirismo, dell’Annuncio della nascita di Gesù tratto dal Martirologio Romano.
Così si propone una preghiera dei fedeli davvero attenta al mondo universale, magari con l’uso di più lingue e la condivisione dei beni raccolti con i poveri, e il bacio dell’immagine del Bambinello.
Un mistero che si distende
Natale non è un giorno solo. Il mistero della rivelazione (in greco epifanìa) di Dio inizia in un certo senso nell’attesa celebrata nell’Avvento (Isaia, i profeti, Maria, Giuseppe, Giovanni Battista ne sono i protagonisti più importanti).
Lo stesso mistero di salvezza si distende però per tutto il tempo di Natale con la celebrazione dei Martiri innocenti (i bambini uccisi dal re Erode a Betlemme), la festa della Santa Famiglia, la solennità di Maria Madre di Dio, la visita del Magi, il Battesimo del Signore, il primo miracolo a Cana.
Che cosa si coglie in questa distensione?
Da ognuno di questi eventi si coglie che lo stile con il quale il Cristo si fa presente è il medesimo: nell’attesa dei poveri, nel parto avvenuto tra gli esclusi, nella fuga come profugo all’estero, nel battesimo in fila tra i peccatori, nel primo potente miracolo, fatto in realtà per un motivo non fondamentale.
Nel Natale la salvezza del Cristo è a servizio della gioia dei Figli amati di Dio. “Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita. Nessuno è escluso da questa felicità” (Papa Leone magno).

Don Marco Gallo